lunedì 25 giugno 2012
mercoledì 13 giugno 2012
PER FORTUNA VI E' LA CRISI
OGGI PARECCHIE FAMIGLIA HANNO PROBLEMI A PAGARE LE TASSE E MOLTI HANNO PROBLEMI SOLO PER MANGIARE NON MI SEMBRA QUESTO IL MOMENTO PER DEI CONSIGLIERI COMUNALI FAR PASSARE UN SIMILE MESSAGGIO ANCHE SE PREVISTO PER LEGGE
giovedì 24 maggio 2012
Venerdì 25 maggio 2012, ore 9,30 - 13,00
Camera dei Deputati - Via Poli, 19 - Roma
TUTELA DELLE VITTIME e DEMOCRAZIA PARTECIPATA
FLG sottoscrive una convenzione nazionale con legali di tutta Italia per difendere le vittime nei tribunali e nei confronti delle Istituzioni. Istanza di accesso agli atti per Regioni, Ministero della Salute e dell’Economia: che fine fanno i proventi del 10,50% RCAuto (2 miliari di euro all’anno) destinati all’assistenza alle vittime? Sarà presentata una proposta di legge regionale per l’assistenza alle vittime della strada e sui luoghi di lavoro. Linee guida per una legge quadro per l’assistenza alle vittime di reato della circolazione stradale e sui luoghi di lavoro. Intervengono la Rete legale di FLG-IICA e competenze tecniche e sociali interdisciplinari. Cinque gruppi di lavoro: Modifiche del Codice Penale ( anche Art. 111 Costituzione), Conferenza socio-sanitaria nazionale per l’assistenza alle vittime di reato stradale. Riforma Fondo di Garanzia delle vittime della strada. Radicale modifica dell’intervento sul teatro dell’incidente e scheda statistica incidenti. Apertura di centri di assistenza alle vittime di reato stradale nelle città.
I soldi della RCAuto. Al Premier Monti e alle Regioni: mollate i soldi delle vittime della strada! Dal 1982 il 10,50% della RCAuto va al Ministero dell’Economia e poi alle Regioni. Ma non sappiamo come vengono impiegati.
Legge Regionale assistenza Vittime. Verrà illustrata una proposta di Legge regionale per l’assistenza alle vittime della strada che sarà inviata ai Presidenti ed ai Gruppi consiliari delle 19 Regioni e della Provincia Autonoma di Trento e Bolzano.
Giustizia Ambientale. Avvocati sentinella, “difensori” della Giustizia ambientale (tema importante per noi) non solo da un punto di vista della mobilità/sicurezza stradale (la circolazione stradale, ad esempio, nelle città produce direttamente per ogni morto da incidente d’auto 4 morti per decessi da inquinamento da idrocarburi e polveri sottili).
democrazia partecipata. La nostra rete funzionerà attraverso il Liquid FeedBack una piattaforma di e-democracy con il pieno coinvolgimento di tutti alle decisioni e, prima ancora, alla possibilità di proposta e modifiche su proposte altrui. Il sistema democratico attuale non garantisce più possibilità di riforme.
Legge quadro nazionale Vittime di Reato. Di legge di vittime di reato se ne parla (concretamente, dicono) dal 1997 (Proposta di legge Ministero Giustizia, Ministro Piero Fassino). Promuovemmo un Convegno a Firenze (2 giorni, 55 relatori) con tutte le organizzazioni di Vittime di reato. Quindici anni di chiacchiere a seguire da parte di almeno 6 Governi.
Assistenza. psicologica, psichiatrica, legale, medico-legale, socio-sanitaria, anche domiciliare, alle vittime della strada.
Omicidio stradale. Non si può non considerare la prevedibilità dell’evento ed il dolo eventuale solo sui comportamenti ma anche in ordine alla manutenzione delle strade e dei veicoli.
Rilevamento dati Istat. Una modifica radicale sulle modalità d’intervento delle forze dell’ordine sul “teatro” dell’incidente stradale.
Fondo di Garanzia. Riforma rapida del Fondo e coinvolgimento diretto delle organizzazioni delle vittime più rappresentative.
FONDAZIONE LUIGI GUCCIONE ONLUS
Ente Morale (Decreto Ministero dell'Interno 27.01.2000)
Sede Operativa Roma Tel. 06.4695.3125 - Numero Verde 800.134.900
Sede Toscana Tel & Fax: 0578.228065
www.flg.it - www.decenniodazione.it - e-mail: flgonlus@gmail.com
Presidente Giuseppe Guccione cell: 393.3322565
Camera dei Deputati - Via Poli, 19 - Roma
TUTELA DELLE VITTIME e DEMOCRAZIA PARTECIPATA
FLG sottoscrive una convenzione nazionale con legali di tutta Italia per difendere le vittime nei tribunali e nei confronti delle Istituzioni. Istanza di accesso agli atti per Regioni, Ministero della Salute e dell’Economia: che fine fanno i proventi del 10,50% RCAuto (2 miliari di euro all’anno) destinati all’assistenza alle vittime? Sarà presentata una proposta di legge regionale per l’assistenza alle vittime della strada e sui luoghi di lavoro. Linee guida per una legge quadro per l’assistenza alle vittime di reato della circolazione stradale e sui luoghi di lavoro. Intervengono la Rete legale di FLG-IICA e competenze tecniche e sociali interdisciplinari. Cinque gruppi di lavoro: Modifiche del Codice Penale ( anche Art. 111 Costituzione), Conferenza socio-sanitaria nazionale per l’assistenza alle vittime di reato stradale. Riforma Fondo di Garanzia delle vittime della strada. Radicale modifica dell’intervento sul teatro dell’incidente e scheda statistica incidenti. Apertura di centri di assistenza alle vittime di reato stradale nelle città.
I soldi della RCAuto. Al Premier Monti e alle Regioni: mollate i soldi delle vittime della strada! Dal 1982 il 10,50% della RCAuto va al Ministero dell’Economia e poi alle Regioni. Ma non sappiamo come vengono impiegati.
Legge Regionale assistenza Vittime. Verrà illustrata una proposta di Legge regionale per l’assistenza alle vittime della strada che sarà inviata ai Presidenti ed ai Gruppi consiliari delle 19 Regioni e della Provincia Autonoma di Trento e Bolzano.
Giustizia Ambientale. Avvocati sentinella, “difensori” della Giustizia ambientale (tema importante per noi) non solo da un punto di vista della mobilità/sicurezza stradale (la circolazione stradale, ad esempio, nelle città produce direttamente per ogni morto da incidente d’auto 4 morti per decessi da inquinamento da idrocarburi e polveri sottili).
democrazia partecipata. La nostra rete funzionerà attraverso il Liquid FeedBack una piattaforma di e-democracy con il pieno coinvolgimento di tutti alle decisioni e, prima ancora, alla possibilità di proposta e modifiche su proposte altrui. Il sistema democratico attuale non garantisce più possibilità di riforme.
Legge quadro nazionale Vittime di Reato. Di legge di vittime di reato se ne parla (concretamente, dicono) dal 1997 (Proposta di legge Ministero Giustizia, Ministro Piero Fassino). Promuovemmo un Convegno a Firenze (2 giorni, 55 relatori) con tutte le organizzazioni di Vittime di reato. Quindici anni di chiacchiere a seguire da parte di almeno 6 Governi.
Assistenza. psicologica, psichiatrica, legale, medico-legale, socio-sanitaria, anche domiciliare, alle vittime della strada.
Omicidio stradale. Non si può non considerare la prevedibilità dell’evento ed il dolo eventuale solo sui comportamenti ma anche in ordine alla manutenzione delle strade e dei veicoli.
Rilevamento dati Istat. Una modifica radicale sulle modalità d’intervento delle forze dell’ordine sul “teatro” dell’incidente stradale.
Fondo di Garanzia. Riforma rapida del Fondo e coinvolgimento diretto delle organizzazioni delle vittime più rappresentative.
FONDAZIONE LUIGI GUCCIONE ONLUS
Ente Morale (Decreto Ministero dell'Interno 27.01.2000)
Sede Operativa Roma Tel. 06.4695.3125 - Numero Verde 800.134.900
Sede Toscana Tel & Fax: 0578.228065
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Presidente Giuseppe Guccione cell: 393.3322565
mercoledì 16 maggio 2012
lunedì 7 maggio 2012
INCARICHI REGIONE UMBRIA 2011
SE CLICCATE SULLA BARRA QUI SOTTO LEGGERETE LE 395 PAGINE DI INCARICHI
http://www.funzionepubblica.gov.it/media/958727/umbria.pdf
http://www.funzionepubblica.gov.it/media/958727/umbria.pdf
giovedì 26 aprile 2012
l governo a caccia di auto blu. Ma in giro ce ne sono già 60mila
Giovedì, 26 aprile 2012 - 08:40:00
Altro che tagli alla politica, il governo vuole ancora 400 auto blu da sommare alle 60 mila già circolanti a disposizione di ministri e dirigenti più altre 50mila per un costo di quasi 2 miliardi di euro. Se si clicca sul link del bando pubblicato sul sito del ministero dell’Economia appare la "gara per fornitura in acquisto di berline medie con cilindrata non superiore a 1600 cc e dei servizi connessi ed opzionali per le Pubbliche Amministrazioni". Il governo dunque cera auto blu e la spesa prevista per acquistarle si aggira sui 10 milioni di euro. A sorprendere è il parere del Centro servizi per l'ammodernamento della Pubblica Amministrazione, secondo cui di queste 60mila auto, 800 sarebbero inutilizzate.
In Parlamento intanto è incominciata la battaglia politica. Antonio Borghesi, deputato dell’Italia dei Valori, in un interrogazione parlamentare ha chiesto al viceministro dell’Economia Vittorio Grilli di chiarire in Aula. Interrogazione in cui il parlamentare ricorda anche che un decreto del 2011 prevede "razionalizzazione e trasparenza in merito all'utilizzo delle autovetture di servizio e di rappresentanza da parte delle pubbliche amministrazioni”. I decreti legge del 2010 hanno inoltre introdotto l'obbligo di non effettuare spese superiori all'80% della spesa sostenuta nel 2009 per “l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio delle autovetture”. Viene da chiedersi se la spesa di 10 milioni di euro per le nuove auto blu sia compatibile
Il ministro Patroni Griffi aveva dichiarato riguardo alle auto blu che “in un momento di grandi sacrifici per decine di milioni di cittadini italiani ed europei” erano previste "disposizioni per accertare che le riduzioni previste si traducano in effettivo risparmio permanente e contributo al risanamento dei conti pubblici”. E aveva aggiunto: “sulla trasparenza in tema di uso di auto pubbliche l'Italia può diventare un esempio virtuoso per tutta l'Unione europea, dove raramente esiste un monitoraggio continuo e così dettagliato”. La trasparenza non manca e ha permesso di poter individuare il bando. Ci s'interroga sull'opportunità della cosa visti i tempi che corrono e l'antipolitica montante
Giovedì, 26 aprile 2012 - 08:40:00
Altro che tagli alla politica, il governo vuole ancora 400 auto blu da sommare alle 60 mila già circolanti a disposizione di ministri e dirigenti più altre 50mila per un costo di quasi 2 miliardi di euro. Se si clicca sul link del bando pubblicato sul sito del ministero dell’Economia appare la "gara per fornitura in acquisto di berline medie con cilindrata non superiore a 1600 cc e dei servizi connessi ed opzionali per le Pubbliche Amministrazioni". Il governo dunque cera auto blu e la spesa prevista per acquistarle si aggira sui 10 milioni di euro. A sorprendere è il parere del Centro servizi per l'ammodernamento della Pubblica Amministrazione, secondo cui di queste 60mila auto, 800 sarebbero inutilizzate.
In Parlamento intanto è incominciata la battaglia politica. Antonio Borghesi, deputato dell’Italia dei Valori, in un interrogazione parlamentare ha chiesto al viceministro dell’Economia Vittorio Grilli di chiarire in Aula. Interrogazione in cui il parlamentare ricorda anche che un decreto del 2011 prevede "razionalizzazione e trasparenza in merito all'utilizzo delle autovetture di servizio e di rappresentanza da parte delle pubbliche amministrazioni”. I decreti legge del 2010 hanno inoltre introdotto l'obbligo di non effettuare spese superiori all'80% della spesa sostenuta nel 2009 per “l'acquisto, la manutenzione, il noleggio e l'esercizio delle autovetture”. Viene da chiedersi se la spesa di 10 milioni di euro per le nuove auto blu sia compatibile
Il ministro Patroni Griffi aveva dichiarato riguardo alle auto blu che “in un momento di grandi sacrifici per decine di milioni di cittadini italiani ed europei” erano previste "disposizioni per accertare che le riduzioni previste si traducano in effettivo risparmio permanente e contributo al risanamento dei conti pubblici”. E aveva aggiunto: “sulla trasparenza in tema di uso di auto pubbliche l'Italia può diventare un esempio virtuoso per tutta l'Unione europea, dove raramente esiste un monitoraggio continuo e così dettagliato”. La trasparenza non manca e ha permesso di poter individuare il bando. Ci s'interroga sull'opportunità della cosa visti i tempi che corrono e l'antipolitica montante
mercoledì 18 aprile 2012
E I POVERI ITALIANI PAGANO E FANNO SACRIFICI
Spese pazze al Senato,950mila euro in agende
E la Camera ne spende oltre 3 milioni
Ogni deputato avrà più di 50 rubriche a testa, mentre i senatori ne hanno circa 70 ciascuno. Ecco quanto la Casta, in tempo di crisi, continua a spendere
09:53 - Gli italiani tirano la cinghia, tra Imu e accise. Ma loro, i parlamentari, ancora spendono e spandono. L'ultima "spesa pazza" è per le loro agendine. Quelle con il logo di Camera e Senato, da regalare urbi et orbi come strenna natalizia. Il bando in questione, per la fornitura di rubriche a Palazzo Madama, pubblicato ieri, è di 950mila euro (più Iva) in due anni.
La cifra si commenta da sé. I soldi del bando "da aggiudicare con il criterio del prezzo più basso" sarà usata per produrre ben 5.200 agende da tavolo e 16.800 di quelle tascabili per i 315 senatori. Praticamente ogni eletto ne avrà a disposizione circa 70 in tutto.
A questo si aggiunge il bando triennale, che si è concluso a dicembre, per produrre le agende degli onorevoli seduti a Montecitorio: oltre 3 milioni di euro (più Iva) per produrre 32.800 agende per i 630 deputati (circa 52 a testa) in tre anni.
Le cifre, rilanciate in prima pagina dal quotidiano Libero, non possono che far indignare i cittadini-elettori a cui ogni giorno vengono chiesti sacrifici per "salvare l'Italia".
Certo non saranno le agendine a salvare i bilanci dello Stato, ma se la "Casta" cominciasse sul serio a ridurre i suoi costi, dando il buon esempio, potrebbe almeno tornare a riconquistarsi più fiducia dai cittadini. E poi ci si lamenta dell'antipolitica.
E la Camera ne spende oltre 3 milioni
Ogni deputato avrà più di 50 rubriche a testa, mentre i senatori ne hanno circa 70 ciascuno. Ecco quanto la Casta, in tempo di crisi, continua a spendere
09:53 - Gli italiani tirano la cinghia, tra Imu e accise. Ma loro, i parlamentari, ancora spendono e spandono. L'ultima "spesa pazza" è per le loro agendine. Quelle con il logo di Camera e Senato, da regalare urbi et orbi come strenna natalizia. Il bando in questione, per la fornitura di rubriche a Palazzo Madama, pubblicato ieri, è di 950mila euro (più Iva) in due anni.
La cifra si commenta da sé. I soldi del bando "da aggiudicare con il criterio del prezzo più basso" sarà usata per produrre ben 5.200 agende da tavolo e 16.800 di quelle tascabili per i 315 senatori. Praticamente ogni eletto ne avrà a disposizione circa 70 in tutto.
A questo si aggiunge il bando triennale, che si è concluso a dicembre, per produrre le agende degli onorevoli seduti a Montecitorio: oltre 3 milioni di euro (più Iva) per produrre 32.800 agende per i 630 deputati (circa 52 a testa) in tre anni.
Le cifre, rilanciate in prima pagina dal quotidiano Libero, non possono che far indignare i cittadini-elettori a cui ogni giorno vengono chiesti sacrifici per "salvare l'Italia".
Certo non saranno le agendine a salvare i bilanci dello Stato, ma se la "Casta" cominciasse sul serio a ridurre i suoi costi, dando il buon esempio, potrebbe almeno tornare a riconquistarsi più fiducia dai cittadini. E poi ci si lamenta dell'antipolitica.
lunedì 16 aprile 2012
SOLDI AI PARTITI DAL 1994 AL2012
ROMA – Dal 1994 al 2012 lo Stato, tutti noi, abbiamo versato ai partiti politici l’astronomica cifra di 2 miliardi 253 milioni 612 mila 233 euro. Loro, i partiti, nello stesso lasso di tempo ne hanno spesi 579 milioni 4 mila 383. Ergo, 1 miliardo 674 milioni 607 mila euro, li hanno incassati senza un perché. Già, perché i soldi pubblici li hanno incassati alla voce “rimborsi elettorali”, ma il rimborso è, per definizione stessa, la restituzione di una somma spesa. Quello che eccede quella somma lo si può chiamare in molti altri modi, ad esempio finanziamento, ma non certo rimborso. Basta quindi la semplice operazione aritmetica di sottrazione di quanto speso dai partiti da quanto dai cittadini loro elargito, per capire che quello che serve ora, per dare un minimo di credibilità alla politica, non è una riforma, soft e lenta, dei controlli su come i partiti spendono, ma un taglio netto degli euro che loro incassano. Non è tempo di mezze misure né di rimandi. Quei soldi vanno diminuiti, da subito, a partire dalla prossima tranche di “rimborsi”, oltre 100 milioni di euro, che i partiti incasseranno a fine luglio.
Questo pomeriggio (11 aprile) i tecnici della maggioranza, Rocco Crimi e Massimo Corsaro per il Pdl, Benedetto Della Vedova per Fli, Giampiero D’Alia per l’Udc, Antonio Misiani e Gianclaudio Bressa per il Pd, si incontreranno per affrontare il nodo dei soldi pubblici ai partiti, divenuto irrimandabile dopo gli scandali in casa Margherita e Lega. Nel tentativo di chiudere in fretta su un testo di massima. Un testo che però si prevede “al ribasso”. Solo in futuro infatti dovrebbe essere affrontata la questione della democrazia interna, chi e come decide come spendere, e della quantità dei rimborsi elettorali. Per ora non sembra esserci alcuna intenzione di decurtare l’entità dei finanziamenti, piuttosto si penserà a chi e come affidare il controllo dei bilanci dei partiti. Bilanci che ora sono di fatto senza controllo alcuno, cosa evidentemente insostenibile, anche se prima di controllare come vengono spesi, bisognerebbe prima occuparsi di quanti soldi vengono ai partiti elargiti. I partiti vogliono fare da soli, l’idea del decreto non gli piace, anche se in questo caso l’urgenza sembra esserci tutta. Non gli piace perché li esproprierebbe del loro ruolo e, soprattutto, dei loro soldi. A loro non piace, ai cittadini piacerebbe.
Se non bastasse l’aritmetica poi, anche l’Europa ha sentito la necessità di sottolineare come la nostra legislazione in materia di soldi ai partiti politici sia poco seria. La situazione, secondo il Consiglio d’Europa, è grave ed è “urgente” porre rimedio. Il documento è stato elaborato e reso noto dalla commissione Greco (Groupe d’Etats Contre la Corruptione, il braccio anti-corruzione dell’organizzazione paneuropea) e sottolinea che “la maggiore debolezza” del sistema sta nei controlli. Il ruolo che i cittadini possono svolgere è “molto limitato” – si legge – e quello esercitato dalle autorità pubbliche è “molto frammentato, più formale che sostanziale”. Così frammentato che, come scrive Luigi La Spina su La Stampa, “per oltre due terzi, i partiti incassano soldi che non hanno una documentazione, verificata e credibile, valida a confermare lo scopo di effettivo rimborso elettorale. Anzi, per la stragrande maggioranza dei casi, non esiste alcuna documentazione. Insomma, prendono dai contribuenti italiani 100 e ne spendono correttamente solo circa 33”. E la stima fatta da La Spina è persino per difetto, i dati pubblicati da Repubblica parlano di un 75% del totale dei soldi incassati privo di documentazione.
Il giudizio europeo non tiene poi conto di un aspetto peculiare della nostra storia politica e fondamentale, ed è giusto che non lo faccia visto che si deve limitare per ovvi motivi ad un commento “tecnico”: la vera e propria truffa propinata agli italiani che, con un referendum, avevano bocciato e cancellato il finanziamento pubblico dei partiti. Votazione ottenuta sull’onda emotiva di Mani Pulite, vero. Come è vero che i partiti non possono vivere senza denaro pubblico (anche se altrove lo fanno). Le forze politiche così, con un espediente meschino e tanto sfacciato da apparire persino provocatorio nei confronti del rispetto che si dovrebbe avere per i cittadini in una democrazia, l’hanno, di fatto, ripristinato. Neanche a dirlo in forma molto più generosa che in passato. E l’hanno ripristinato definendolo “rimborso elettorale”, peccato che non sia un rimborso e peccato che non sia assolutamente legato a quanto i singoli partiti hanno speso per le campagne elettorali. La legge prevede che ogni forza politica incassi tot euro per ogni voto ricevuto. In altre parole chiunque di noi potrebbe candidarsi e non fare campagna elettorale, tanto riceverebbe comunque i soldi dei rimborsi.
Scrive ancora La Spina: “Il rispetto per la volontà popolare imporrebbe l’ossequio al risultato del referendum, cioè l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma pretenderlo, in Italia, sarebbe come pretendere l’impossibile. Si può chiedere, invece, come minimo risarcimento ai cittadini, almeno il dimezzamento di questa “imposta forzosa”, con il controllo, da parte di una autorità estranea a qualsiasi influenza politica, di come questi soldi vengano usati. I partiti devono uscire da una condizione unica tra le associazioni italiane, quella dell’assoluta imperscrutabilità dei loro bilanci e dell’assoluta insindacabilità dei loro statuti e delle regole di democrazia interna. Prima di cambiare la Costituzione, sarebbe meglio applicarla, perché su questo tema la nostra Carta fondamentale è del tutto disattesa”.
Prima ancora del controllo e della Costituzione si dovrebbe rispettare in verità la lingua italiana, e parlare di rimborsi quando di questi si tratta, usare il termine “rimborso” per descrivere le astronomiche cifre che i partiti incassano, viene definito in italiano “raggiro”.
Repubblica si è presa la briga di andare a vedere quel po’ di cifre che la Corte dei Conti ha in mano, poche perché, come detto, per lo più i soldi vengono girati ai partiti senza documentazione che ne giustifichi la ragione. Ed ha preso in considerazione i cinque principali partiti – Pdl, Pd, Idv, Udc, Lega Nord – e quanto hanno speso e incassato per le ultime politiche, quelle dell’aprile 2008.
“Al partito di Silvio Berlusconi, in base ai voti ottenuti, spettano per quell’unica tornata elettorale oltre 19 milioni di euro per la Camera e quasi 22 milioni per il Senato: il totale, da corrispondere in cinque rate annuali, è di 206 milioni 518 mila euro. A pagina 70 della sua relazione la Corte dei Conti dice che le spese dichiarate per quelle elezioni, e controllate dai magistrati, ammontano a 68 milioni 475 mila euro. Da aggiungersi ai 437mila spesi per la circoscrizione estero. Quindi, è stato speso poco più di un quarto di quello che viene incassato. Le cose non cambiano per il Pd. Al Partito democratico spettano, dal 2008 al 2013, 180 milioni 231 mila euro. Il partito di Pier Luigi Bersani ne ha spesi, per le elezioni, molti di meno: 18 milioni 418 mila. Francesco Belsito, per la Lega Nord, aveva a disposizione 41 milioni e 384 mila euro per le politiche del 2008, avendo speso solo (questo ha potuto verificare la Corte) 3 milioni 476 mila euro. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha diritto a 2l milioni 658 mila euro avendone spesi 4 milioni 451 mila. L’Udc prende in cinque anni 25 milioni 895 mila euro. Ne ha spesi – è il partito per cui c’è meno differenza – 20 milioni 864 mila. (…) Di tutti questi soldi, l’ultima rata è ancora da versare e dovrebbe arrivare alla fine di luglio. Sono poco più di 100 milioni per le politiche del 2008, cui però bisogna sommare i soldi che i partiti prenderanno anche perle ultime regionali ed europee. Solo i cinque maggiori incasseranno così 166 milioni e 436 mila euro. Il Pdl attende 68 milioni, il Pd quasi 58, l’Udc e l’Italia dei Valori poco più di 11 milioni, la Lega quasi 18”.
Bersani, segretario di quel Pd che si vanta di essere l’unico ad avere un controllo esterno sui propri conti, ha detto: “Noi siamo disponibilissimi e intenzionati a rivedere il sistema del rimborso elettorale ma questa discussione richiede dei tempi e io non accetterei che in attesa di questi tempi ci si possa ristrutturare casa coi soldi del partito. Io voglio immediate misure per il controllo”. Bloccate la tranche di luglio.
Mentre Anna Finocchiaro, capogruppo Pd in Senato, facendo riferimento al modello all’americana voluto dal Pdl per i contributi dei privati, con tanto di detrazioni fiscali, ha avvertito: “stiamo attenti perché i partiti devono poter contare su risorse certe, altrimenti la politica resterà esclusiva dei Paperoni”. Gli ultimi 20 anni di Berlusconi dovevano essere evidentemente l’eccezione che conferma la regola
Questo pomeriggio (11 aprile) i tecnici della maggioranza, Rocco Crimi e Massimo Corsaro per il Pdl, Benedetto Della Vedova per Fli, Giampiero D’Alia per l’Udc, Antonio Misiani e Gianclaudio Bressa per il Pd, si incontreranno per affrontare il nodo dei soldi pubblici ai partiti, divenuto irrimandabile dopo gli scandali in casa Margherita e Lega. Nel tentativo di chiudere in fretta su un testo di massima. Un testo che però si prevede “al ribasso”. Solo in futuro infatti dovrebbe essere affrontata la questione della democrazia interna, chi e come decide come spendere, e della quantità dei rimborsi elettorali. Per ora non sembra esserci alcuna intenzione di decurtare l’entità dei finanziamenti, piuttosto si penserà a chi e come affidare il controllo dei bilanci dei partiti. Bilanci che ora sono di fatto senza controllo alcuno, cosa evidentemente insostenibile, anche se prima di controllare come vengono spesi, bisognerebbe prima occuparsi di quanti soldi vengono ai partiti elargiti. I partiti vogliono fare da soli, l’idea del decreto non gli piace, anche se in questo caso l’urgenza sembra esserci tutta. Non gli piace perché li esproprierebbe del loro ruolo e, soprattutto, dei loro soldi. A loro non piace, ai cittadini piacerebbe.
Se non bastasse l’aritmetica poi, anche l’Europa ha sentito la necessità di sottolineare come la nostra legislazione in materia di soldi ai partiti politici sia poco seria. La situazione, secondo il Consiglio d’Europa, è grave ed è “urgente” porre rimedio. Il documento è stato elaborato e reso noto dalla commissione Greco (Groupe d’Etats Contre la Corruptione, il braccio anti-corruzione dell’organizzazione paneuropea) e sottolinea che “la maggiore debolezza” del sistema sta nei controlli. Il ruolo che i cittadini possono svolgere è “molto limitato” – si legge – e quello esercitato dalle autorità pubbliche è “molto frammentato, più formale che sostanziale”. Così frammentato che, come scrive Luigi La Spina su La Stampa, “per oltre due terzi, i partiti incassano soldi che non hanno una documentazione, verificata e credibile, valida a confermare lo scopo di effettivo rimborso elettorale. Anzi, per la stragrande maggioranza dei casi, non esiste alcuna documentazione. Insomma, prendono dai contribuenti italiani 100 e ne spendono correttamente solo circa 33”. E la stima fatta da La Spina è persino per difetto, i dati pubblicati da Repubblica parlano di un 75% del totale dei soldi incassati privo di documentazione.
Il giudizio europeo non tiene poi conto di un aspetto peculiare della nostra storia politica e fondamentale, ed è giusto che non lo faccia visto che si deve limitare per ovvi motivi ad un commento “tecnico”: la vera e propria truffa propinata agli italiani che, con un referendum, avevano bocciato e cancellato il finanziamento pubblico dei partiti. Votazione ottenuta sull’onda emotiva di Mani Pulite, vero. Come è vero che i partiti non possono vivere senza denaro pubblico (anche se altrove lo fanno). Le forze politiche così, con un espediente meschino e tanto sfacciato da apparire persino provocatorio nei confronti del rispetto che si dovrebbe avere per i cittadini in una democrazia, l’hanno, di fatto, ripristinato. Neanche a dirlo in forma molto più generosa che in passato. E l’hanno ripristinato definendolo “rimborso elettorale”, peccato che non sia un rimborso e peccato che non sia assolutamente legato a quanto i singoli partiti hanno speso per le campagne elettorali. La legge prevede che ogni forza politica incassi tot euro per ogni voto ricevuto. In altre parole chiunque di noi potrebbe candidarsi e non fare campagna elettorale, tanto riceverebbe comunque i soldi dei rimborsi.
Scrive ancora La Spina: “Il rispetto per la volontà popolare imporrebbe l’ossequio al risultato del referendum, cioè l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Ma pretenderlo, in Italia, sarebbe come pretendere l’impossibile. Si può chiedere, invece, come minimo risarcimento ai cittadini, almeno il dimezzamento di questa “imposta forzosa”, con il controllo, da parte di una autorità estranea a qualsiasi influenza politica, di come questi soldi vengano usati. I partiti devono uscire da una condizione unica tra le associazioni italiane, quella dell’assoluta imperscrutabilità dei loro bilanci e dell’assoluta insindacabilità dei loro statuti e delle regole di democrazia interna. Prima di cambiare la Costituzione, sarebbe meglio applicarla, perché su questo tema la nostra Carta fondamentale è del tutto disattesa”.
Prima ancora del controllo e della Costituzione si dovrebbe rispettare in verità la lingua italiana, e parlare di rimborsi quando di questi si tratta, usare il termine “rimborso” per descrivere le astronomiche cifre che i partiti incassano, viene definito in italiano “raggiro”.
Repubblica si è presa la briga di andare a vedere quel po’ di cifre che la Corte dei Conti ha in mano, poche perché, come detto, per lo più i soldi vengono girati ai partiti senza documentazione che ne giustifichi la ragione. Ed ha preso in considerazione i cinque principali partiti – Pdl, Pd, Idv, Udc, Lega Nord – e quanto hanno speso e incassato per le ultime politiche, quelle dell’aprile 2008.
“Al partito di Silvio Berlusconi, in base ai voti ottenuti, spettano per quell’unica tornata elettorale oltre 19 milioni di euro per la Camera e quasi 22 milioni per il Senato: il totale, da corrispondere in cinque rate annuali, è di 206 milioni 518 mila euro. A pagina 70 della sua relazione la Corte dei Conti dice che le spese dichiarate per quelle elezioni, e controllate dai magistrati, ammontano a 68 milioni 475 mila euro. Da aggiungersi ai 437mila spesi per la circoscrizione estero. Quindi, è stato speso poco più di un quarto di quello che viene incassato. Le cose non cambiano per il Pd. Al Partito democratico spettano, dal 2008 al 2013, 180 milioni 231 mila euro. Il partito di Pier Luigi Bersani ne ha spesi, per le elezioni, molti di meno: 18 milioni 418 mila. Francesco Belsito, per la Lega Nord, aveva a disposizione 41 milioni e 384 mila euro per le politiche del 2008, avendo speso solo (questo ha potuto verificare la Corte) 3 milioni 476 mila euro. L’Italia dei Valori di Antonio Di Pietro ha diritto a 2l milioni 658 mila euro avendone spesi 4 milioni 451 mila. L’Udc prende in cinque anni 25 milioni 895 mila euro. Ne ha spesi – è il partito per cui c’è meno differenza – 20 milioni 864 mila. (…) Di tutti questi soldi, l’ultima rata è ancora da versare e dovrebbe arrivare alla fine di luglio. Sono poco più di 100 milioni per le politiche del 2008, cui però bisogna sommare i soldi che i partiti prenderanno anche perle ultime regionali ed europee. Solo i cinque maggiori incasseranno così 166 milioni e 436 mila euro. Il Pdl attende 68 milioni, il Pd quasi 58, l’Udc e l’Italia dei Valori poco più di 11 milioni, la Lega quasi 18”.
Bersani, segretario di quel Pd che si vanta di essere l’unico ad avere un controllo esterno sui propri conti, ha detto: “Noi siamo disponibilissimi e intenzionati a rivedere il sistema del rimborso elettorale ma questa discussione richiede dei tempi e io non accetterei che in attesa di questi tempi ci si possa ristrutturare casa coi soldi del partito. Io voglio immediate misure per il controllo”. Bloccate la tranche di luglio.
Mentre Anna Finocchiaro, capogruppo Pd in Senato, facendo riferimento al modello all’americana voluto dal Pdl per i contributi dei privati, con tanto di detrazioni fiscali, ha avvertito: “stiamo attenti perché i partiti devono poter contare su risorse certe, altrimenti la politica resterà esclusiva dei Paperoni”. Gli ultimi 20 anni di Berlusconi dovevano essere evidentemente l’eccezione che conferma la regola
sabato 7 aprile 2012
GLI SPRECHI DEL COMUNE DI PERUGIA
DA UNA PARTE CI SI LAMENTA CHE NON CI SONO I SOLDI PER SISTEMARE LE STRADE DALL'ALTRA SI BUTTANO VIA I SOLDI PER ERRORI GROSSOLANI SPERIAMO CHE LA CORTE DI CONTI PRENDA PROVVEDIMENTI CONTRO QUESTI SPRECHI
giovedì 29 marzo 2012
QUELLO CHE NON PENSERESTE MAI SIA SUCCESSO A PERUGIA
Da domani inizierò a spiegare come noi cittadini ci dobbiamo preoccupare per quello che è successo e sta succedendo a Perugia senza che nessuna testata giornalistica Nazionale ne voglia prendere atto per il semplice motivo che l'Umbria è un piccolo quartiere di Roma e figurarsi Perugia.
Non interessa ne Striscia la Notizia ne i Direttori di Giornali Nazionali che a Perugia esiste uno spreco di 60 MILIONI di euro per un progetto in piedi da 14 anni e che non vedrà mai la fine nonostante le numerose dichiarazioni alla stampa fatte dall'assessore competente di fine lavori , ultimamente l'ultima data fissata è quella del 2014 . Da precisare che comunque vada non verrà rispettato l'accordo di programma firmato a suo tempo
Non interessa ne Striscia la Notizia ne i Direttori di Giornali Nazionali che a Perugia esiste uno spreco di 60 MILIONI di euro per un progetto in piedi da 14 anni e che non vedrà mai la fine nonostante le numerose dichiarazioni alla stampa fatte dall'assessore competente di fine lavori , ultimamente l'ultima data fissata è quella del 2014 . Da precisare che comunque vada non verrà rispettato l'accordo di programma firmato a suo tempo
martedì 20 marzo 2012
venerdì 9 marzo 2012
venerdì 2 marzo 2012
SPERIAMO BENE CON L'AMIANTO
Speriamo bene ll 7 luglio 1949 la "Società per Azioni Eternit Pietra Artificiale. filiale di Roma, via Tbrme di Diocîeziqno- I 3 , in risposta alla: (...) nota 4 c.m. n. Ió548 ('. )" dell ufficio Tecnico (del comune di Perugía e a firma del sindaco della nostra città , con oggetto richiedente l'invio di ult: (...) listino prezzi dei tubi in cemento amianto dei vari diametri ed alle varie pressioni dei Giunti Gibault, dei Giunti'simplex e pezzi speciali (...)": nonché chiese'anche la specifica di: (...) quali sconti può Praticare Per l’amministrazione pubblica(... ) "' La suddetta società , a breve giro di posta, il listino in corso (listino 1949), ricordando che i pezzi iniziali dovevano essere in ghisa: (. ') é perciò. su distinta potremo fare un offerta indicando anche il peso di ciascun pezzo'
Per le tubazioni Eternit al Comune di Perugia accordiamo uno sconto 20aA sui prezzi del listino giugno 1949. 'Rimaniamo a disposizione per qualsiasi occorrenze. lieti se il nostro Direttore Ing. Mombelli potrà essere invitato a verifica per quegli utili contatti e sviluppi degli acquedotti. In plico a partecipare inviamo al comune Prescrizioni normali Per 'accettazione dei tubi Eternit per condotte forzate per acquedotti" con alcune biografie e volantini ( ) A il serio problema che si pone è quello di riuscire a sapere se I'acquisto di questo materiale (:.-) Ora chi si pone quello t'obbligo morale di dare una risposta al la comunità perugina .
riuscire a capire se l’acquisto del materiale in Eternit da parte del comune di Perugia avvenne realmente; se fu immediato ed eventualmente in quali segmenti deII'acquedotto venne collocato e quando i "tubi Eternit per condotte forzate per acquedotti" furono messi a 'dimora: se sono stati rimossi ed, in tal cosa, quali precauzioni vennero adattate; per questo materiale potenzialmente cancerogeno, quindi 'decisamente pericoloso per la salute, è stato smaltito, chi s'incaricò di tale
"bonifica' Ritengo che almeno in questo caso chi di dovere senta seriamente
di Enzo Marcaccioli
Per le tubazioni Eternit al Comune di Perugia accordiamo uno sconto 20aA sui prezzi del listino giugno 1949. 'Rimaniamo a disposizione per qualsiasi occorrenze. lieti se il nostro Direttore Ing. Mombelli potrà essere invitato a verifica per quegli utili contatti e sviluppi degli acquedotti. In plico a partecipare inviamo al comune Prescrizioni normali Per 'accettazione dei tubi Eternit per condotte forzate per acquedotti" con alcune biografie e volantini ( ) A il serio problema che si pone è quello di riuscire a sapere se I'acquisto di questo materiale (:.-) Ora chi si pone quello t'obbligo morale di dare una risposta al la comunità perugina .
riuscire a capire se l’acquisto del materiale in Eternit da parte del comune di Perugia avvenne realmente; se fu immediato ed eventualmente in quali segmenti deII'acquedotto venne collocato e quando i "tubi Eternit per condotte forzate per acquedotti" furono messi a 'dimora: se sono stati rimossi ed, in tal cosa, quali precauzioni vennero adattate; per questo materiale potenzialmente cancerogeno, quindi 'decisamente pericoloso per la salute, è stato smaltito, chi s'incaricò di tale
"bonifica' Ritengo che almeno in questo caso chi di dovere senta seriamente
di Enzo Marcaccioli
COSTI CIMITERIALI
COSTI CIMITERIALI: “SPROPOSITATI GLI AUMENTI DELLE CONCESSIONI. IN 30 ANNI SONO CRESCIUTI DI 90 VOLTE”/ COMUNICATO STAMPA ED INTERROGAZIONE DEL CONSIGLIERE ROMIZI (PDL)
“Come direbbe Woody Allen: non so se questo sia il migliore dei mondi possibili, di certo è il più costoso. A dispetto delle promesse di invarianza fiscale, le concessioni cimiteriali della città continuano a crescere a tassi annui spropositati; i costi sono aumentati in 30 anni di circa 90 volte (+16% all’anno) passando dai circa 37 euro del 1981 ai 3200 euro del 2011”. Di fronte a tali dati, il consigliere del PdL Andrea Romizi ha presentato un’interrogazione, nella quale chiede all’Amministrazione di chiarire i motivi di questi aumenti. “Non capiamo – continua Romizi nel comunicato - le ragioni finanziarie e gestionali, tantomeno quelle sociali che possano legittimare detto aumento, di molto lontano dalla variazione degli indici Istat del costo della vita”. Romizi – riferisce lo stesso nella nota - si fa carico di rappresentare la disapprovazione espressa da molti cittadini, “costretti a sborsare cifre enormi in unica soluzione per rinnovare le concessioni cimiteriali per i propri cari defunti”, chiedendo alla Giunta di provvedere ad una più equilibrata definizione della tariffa in oggetto ed a concedere almeno la possibilità di rateizzazione del pagamento. Questo il testo integrale dell’interrogazione: “Premesso che: con delibera del Consiglio Comunale n. 1771 del 28/11/1977 e con delibera della Giunta Comunale n. 1802 del 18/8/1978, è stato previsto l’aggiornamento annuale delle tariffe dei servizi cimiteriali in relazione alla variazione degli indici Istat del costo della vita rilevati sulla piazza di Perugia che, oggi, in base ai valori risultanti al 30 novembre dello scorso anno, la suddetta variazione risulta pari all’1,6% circa; Considerato che: con deliberazione di G.C. n. 315 del 29/07/2010 è stato stabilito, tra l’altro, di incrementare le tariffe dei Servizi Cimiteriali in misura maggiore dell’ordinario aggiornamento Istat previsto dalle sopraccitate delibere, con riferimento a svariati servizi. Atteso che: le tariffe dei servizi cimiteriali di seguito elencati hanno subito un incremento di molto superiore all’aggiornamento Istat: tumulazione ed estumulazione: € 115,00 aumento del 5,5%; inumazioni di resti mortali: € 255,00; esumazione: € 255,00, aumento del 5,5%; la traslazione: € 230,00 aumentato del 5,5%. Considerato in particolare che: gli intestatari delle concessioni cimiteriali trentennali (pervenute a scadenza nel 2011), hanno provveduto alla stipula di una nuova concessione al costo di 3256.32 euro, registrando un incremento annuo percentuale spropositato rispetto al 1981 quando la stessa concessione fu stipulata al costo di circa euro 37. detto intervento tariffario comporterebbe, anche a quanto rappresentano molti cittadini, un aumento medio annuo del costo complessivo superiore al 16%, ovvero in 30 anni il costo è aumentato di circa 8000 volte; pare non essere ammessa la facoltà di rateizzazione dei pagamenti che vengono quindi richiesti in unica soluzione; detto aumento appare ingiustificato dal livello dei costi relativi, oltremodo gravoso e inopportuno anche in relazione delle finalità assolte dal servizio. Tutto ciò premesso si interroga la Giunta comunale 1) per conoscere l’entità dell’aumento percentuale annuo delle tariffe secondo i dati in possesso della Amministrazione; 2) affinché chiarisca i presupposti finanziari e/o gestionali, nonché sociali che possano legittimare detto aumento; 3) se ritiene, anche alla luce della disapprovazione espressa da molti cittadini e vista la funzione assolta dai servizi cimiteriali, di provvedere ad una più equilibrata definizione della tariffa in oggetto, nonché ad ammettere la facoltà di rateizzazione dei pagamenti”.
“Come direbbe Woody Allen: non so se questo sia il migliore dei mondi possibili, di certo è il più costoso. A dispetto delle promesse di invarianza fiscale, le concessioni cimiteriali della città continuano a crescere a tassi annui spropositati; i costi sono aumentati in 30 anni di circa 90 volte (+16% all’anno) passando dai circa 37 euro del 1981 ai 3200 euro del 2011”. Di fronte a tali dati, il consigliere del PdL Andrea Romizi ha presentato un’interrogazione, nella quale chiede all’Amministrazione di chiarire i motivi di questi aumenti. “Non capiamo – continua Romizi nel comunicato - le ragioni finanziarie e gestionali, tantomeno quelle sociali che possano legittimare detto aumento, di molto lontano dalla variazione degli indici Istat del costo della vita”. Romizi – riferisce lo stesso nella nota - si fa carico di rappresentare la disapprovazione espressa da molti cittadini, “costretti a sborsare cifre enormi in unica soluzione per rinnovare le concessioni cimiteriali per i propri cari defunti”, chiedendo alla Giunta di provvedere ad una più equilibrata definizione della tariffa in oggetto ed a concedere almeno la possibilità di rateizzazione del pagamento. Questo il testo integrale dell’interrogazione: “Premesso che: con delibera del Consiglio Comunale n. 1771 del 28/11/1977 e con delibera della Giunta Comunale n. 1802 del 18/8/1978, è stato previsto l’aggiornamento annuale delle tariffe dei servizi cimiteriali in relazione alla variazione degli indici Istat del costo della vita rilevati sulla piazza di Perugia che, oggi, in base ai valori risultanti al 30 novembre dello scorso anno, la suddetta variazione risulta pari all’1,6% circa; Considerato che: con deliberazione di G.C. n. 315 del 29/07/2010 è stato stabilito, tra l’altro, di incrementare le tariffe dei Servizi Cimiteriali in misura maggiore dell’ordinario aggiornamento Istat previsto dalle sopraccitate delibere, con riferimento a svariati servizi. Atteso che: le tariffe dei servizi cimiteriali di seguito elencati hanno subito un incremento di molto superiore all’aggiornamento Istat: tumulazione ed estumulazione: € 115,00 aumento del 5,5%; inumazioni di resti mortali: € 255,00; esumazione: € 255,00, aumento del 5,5%; la traslazione: € 230,00 aumentato del 5,5%. Considerato in particolare che: gli intestatari delle concessioni cimiteriali trentennali (pervenute a scadenza nel 2011), hanno provveduto alla stipula di una nuova concessione al costo di 3256.32 euro, registrando un incremento annuo percentuale spropositato rispetto al 1981 quando la stessa concessione fu stipulata al costo di circa euro 37. detto intervento tariffario comporterebbe, anche a quanto rappresentano molti cittadini, un aumento medio annuo del costo complessivo superiore al 16%, ovvero in 30 anni il costo è aumentato di circa 8000 volte; pare non essere ammessa la facoltà di rateizzazione dei pagamenti che vengono quindi richiesti in unica soluzione; detto aumento appare ingiustificato dal livello dei costi relativi, oltremodo gravoso e inopportuno anche in relazione delle finalità assolte dal servizio. Tutto ciò premesso si interroga la Giunta comunale 1) per conoscere l’entità dell’aumento percentuale annuo delle tariffe secondo i dati in possesso della Amministrazione; 2) affinché chiarisca i presupposti finanziari e/o gestionali, nonché sociali che possano legittimare detto aumento; 3) se ritiene, anche alla luce della disapprovazione espressa da molti cittadini e vista la funzione assolta dai servizi cimiteriali, di provvedere ad una più equilibrata definizione della tariffa in oggetto, nonché ad ammettere la facoltà di rateizzazione dei pagamenti”.
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